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toscani e nazionali

I sigari Ambasciator Italico sono prodotti impiegando tabacco Kentucky curato a fuoco, in ossequio alla tradizione italiana. La varietà Kentucky è a foglia larga e rappresenta appena l’1% della produzione mondiale: il tabacco, che sarà utilizzato per il ripieno, è lavorato uno o due anni dopo la raccolta. Stese in “filze” in appositi locali, nei quali vengono bruciati, senza produzione di fiamma, legni di essenza forte (rigorosamente di quercia e rovere), le foglie vengono essiccate portando gradualmente la temperatura fino a 45-50° C. La cura “a fuoco diretto” dura un massimo di venti giorni: in tal modo, si attivano naturalmente i processi di fermentazione che conferiscono profumo e aroma al tabacco. I tabacchi utilizzati per il ripieno dei nostri sigari sono di provenienza Italiana, le cui regioni più vocate sono Veneto, Toscana e Campania, e nordamericana, negli stati di Tennessee e Kentucky. A seconda del sigaro, la fascia esterna, che racchiude il ripieno, può avere provenienza Americana, dallo stato del Tennessee, o Italiana. Le foglie utilizzate per la fascia, che non possono essere preventivamente fermentate, necessitano invece di una lunga stagionatura prima di essere impiegate: per la nostra fascia, utilizziamo tabacco invecchiato dai due ai quattro anni. Il tempo di stabilizzazione, di fermentazione e stagionatura del tabacco dipende dalla miscela, dalla forma e dalle dimensioni dei sigari. Nessun tabacco di provenienza diversa è utilizzato per i nostri sigari: noi lo possiamo garantire.​ Pur rifacendoci ai tradizionali e consolidati processi di lavorazione del tabacco e produzione dei sigari italiani, noi del MOSI siamo attenti alle nuove esigenze del fumatore moderno: crediamo che l’innovazione non sia necessariamente contrapposta alla tradizione. In quest’ottica abbiamo pensato i sigari Ambasciator Italico aromatizzati. Nel pieno rispetto dei nostri standard qualitativi, vengono aggiunti al ripieno aromi alimentari: per i sigari aromatizzati la maturazione è ridotta per evitare la dispersione delle sostanze aromatiche.

I sigari Tornabuoni sono prodotti nuovi, ma che affondano le radici in una storia ben più profonda di quella di qualsiasi altro sigaro Italiano. Infatti, proprio da Sansepolcro partì, nella seconda metà del XVI secolo, la coltivazione del tabacco in Italia. Il Cardinale Nicolò Tornabuoni, nunzio apostolico in Francia durante il pontificato di Gregorio XIII, inviò i semi provenienti dal nuovo mondo, di cui Jean Nicot aveva appena descritto le caratteristiche in Francia, allo zio, il Vescovo di Sansepolcro. Nello stesso periodo si sviluppò un fiorentissimo mercato di tabacco, nella Repubblica di Cospaia, adiacente a Sansepolcro, minuscolo stato indipendente (meno di 400 ettari in tutto), nato per un errore topografico, tra lo Stato Pontificio e la Repubblica di Firenze (poi Granducato di Toscana), situato nell’odierno comune di San Giustino.

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