Se in casa hai dei sigari Cohiba, sappi che il rischio che siano dei falsi è molto alto.

Capita spessissimo che venga da noi qualche cliente di ritorno da Cuba, che ci racconta di aver fatto l’affare della vita.

Di solito il racconto è questo:

Ero lì che giravo per le vie dell’Havana fumando il mio bel sigaro appena acquistato presso una Casa del Habano.

Mi siedo in un bar con i tavoli all’aperto, quando un uomo seduto vicino a me mi chiede se sono interessato ad acquistare una scatola di Cohiba Esplendidos.

Dice che suo fratello lavora proprio dove li producono, per cui riesce ad averli ad un ottimo prezzo.

Infatti di lì a poco una scatola da 25 sigari pagata circa 200€ è nelle mie mani. Un vero affare.

Sì, veramente un vero affare, è la mia risposta, soprattutto per chi l’ha venduta!

A questa mia frase, al mio cliente di solito inizia ad imperlarsi la fronte di sudore freddo.

Allora…cominciamo dalla fine:

Pagare 200 € per 25 Sigari Cohiba Esplendidos non è un affare, è semplicemente utopico

 

Qui da noi una quantità simile costa circa 800 €, mentre è vero che a Cuba costi meno, ma si parla pur sempre di poco più della metà di quanto costa qui, per cui 200 € è un costo che già dovrebbe far insospettire.

Poi la storia del parente che lavora nella fabbrica che li produce è un’altra bella storiella che dovrebbe far partire il campanello d’allarme, perché coloro che lavorano nella mitica villa El Laguito, dove cioé producono i Sigari Cohiba, non possono far uscire grandi quantità di sigari.

La quantità di sigari che i torcedores, cioè gli addetti alla creazione vera e propria del sigaro, possono portare con sé è contingentata, proprio per evitare mercati paralleli a quello ufficiale.

Inoltre il Cohiba Esplendidos è molto probabilmente il puro più contraffatto della storia. E anche questo sarebbe dovuto essere un indizio.

Ma perché con un panorama tanto ampio come quello dei sigari cubani, proprio questo di questa particolare marca?

La storia ci aiuterà a capire questa cosa

Spesso quando si pensa ai sigari uno dei primi marchi che vengono alla mente è proprio Cohiba, forse il più prestigioso brand di sigari cubani, i preferiti da Fidel Castro  (e non solo).

La storia racconta che un giorno il capo delle guardie del corpo del Líder Máximo, mentre guidava l’auto, stava fumando un sigaro e Castro gli chiese che sigaro fosse.

Lui rispose che si trattava di un sigaro fatto da un suo amico, Eduardo Rivera Irizarri.

Fidel ne chiese qualcuno per sé e non appena poté fumarli, gli piacquero talmente tanto che diede ordine di prepararli per sé e alcuni anche per altri leader politici.

Era il 1966 e nacquero così i leggendari Sigari Cohiba.

Anche l’origine del nome affonda le sue radici nella storia di Cuba.

Nel 1492 quando Colombo incontrò gli indios Taino, nativi dell’isola, vide che fumavano delle foglie arrotolate in maniera piuttosto rustica e che chiamavano Cohiba.

Per molto tempo i Cohiba non vennero mai venduti, cosa che creò un certo alone di fascino ed esclusività per questi sigari.

Erano i sigari di Fidel e delle varie personalità governative, tra cui anche Guevara. Inoltre venivano regalati alle autorità di altri Stati.

Altra importante caratteristica dei Cohiba è che erano e sono tuttora fatti con le selezioni delle selezioni dei migliori tabacchi provenienti da uno dei posti in cui vengono prodotti i tabacchi più buoni, cioè la zona della Vuelta Abajo, nella provincia di Pinar del Rio.

Eduardo Rivera, che all’inizio produceva questi sigari nel tempo libero, poi si ritrovò a condurre un’intera fabbrica assieme ad un altro famoso produttore, Avelino Lara.

La fabbricazione venne spostata in una grande villa che prima apparteneva ad un magnate della canna da zucchero. Si trovava vicino uno stagno e per questo motivo venne chiamata El Laguito, cioè laghetto.

El Laguito oltre ad essere una fabbrica piuttosto particolare per la peculiarità dell’edificio, fu anche la prima fabbrica in cui lavorarono come torcedores delle donne, addirittura in un periodo furono solo ed esclusivamente donne a rollare i sigari.

Rivera e Lara, oltre a selezionare i migliori tabacchi, avevano anche recuperato il modo classico di produrli, infatti aggiunsero un ulteriore fermentazione alle foglie destinate alla preparazione dei sigari Cohiba, quella che è nota come terza fermentazione.

Nel 1982, in occasione dei Mondiali di Calcio in Spagna, i cubani decisero di immettere nel mercato libero i leggendari Cohiba.

Fu deciso per la Spagna perché era il secondo mercato per importanza, per cui era un mercato decisamente strategico.

Ormai tutti gli appassionati sapevano che quei sigari erano il meglio del meglio.

Il top di gamma era il Cohiba Esplendidos, che ben presto, proprio perché era il sigaro più ambito e più costoso, iniziò ad essere contraffatto.

Oggi però sono molti gli strumenti che abbiamo a disposizione per capire se un sigaro è stato contraffatto.

Vediamoli insieme.

9 caratteristiche che ti fanno capire se il tuo Cohiba è falso

E’ vero che occorre essere dei buoni esperti per riconoscere un Cohiba falso da uno vero.

Un novizio forse faticherebbe a riconoscere le caratteristiche organolettiche di un Cohiba, ma ci sono alcuni indizi che tutti possono memorizzare per evitare di essere raggirati.

Le 9 caratteristiche che fanno del nostro sigaro un sigaro falso:

  1. Dove.

Innanzitutto è fondamentale sapere da dove vengono i sigari. In Italia imbattersi in sigari falsi è poco probabile, cosa che invece è assolutamente probabile se siamo a Cuba. Sull’isola caraibica i sigari si comprano solo nei posti ufficiali cioè le Case del Habano o al massimo nei duty free degli aeroporti. E basta!

  1. La storiella”.

Più o meno la versione della storia che raccontano per farci capire che abbiamo una grande opportunità di fare un affare è sempre la stessa. Hanno un parente o un conoscente che lavora in fabbrica ed è riuscito a portar fuori dei sigari che quindi riescono a vendere a buon prezzo. E’ sempre tutto FALSO!

  1. Il prezzo.

Un prezzo troppo basso è già indice di truffa. I prezzi a Cuba sono di circa un 20% in meno (a seconda della marca di sigari che si sceglie) di quelli vigenti in Italia. Per cui se ti offrono una scatola a 50 dollari non devi neanche sapere le caratteristiche che seguono.

  1. La scatola.

La fattura della scatola e la tipologia sono molto importanti. Innanzitutto il legno delle scatole dei Cohiba, ad eccezione di alcune particolari edizioni, di solito è laccato. Se ci sono inserti in vetro o plexiglass nella scatola allora di certo siamo di fronte ad un falso. Scatole così non esistono. Sul meccanismo di chiusura spesso è stampato un logo in rilievo malfatto, altro indizio di falsità.

  1. Foglia.

Per escludere i sigari da ulteriori possibilità di falsi, bisogna sacrificarne uno e tagliarlo per tutta la lunghezza e vedere se la tripa è stata arrotolata con foglie intere o ritagli.

  1. I sigilli.

I sigilli sono di due tipi, interni ed esterni. I sigilli interni devono essere attaccati sulla scatola e non solo inseriti come fossero documentazione varia. I sigilli esterni invece sono diversi. C’è il sello olografico che però anche i falsari hanno imparato a riprodurre. Poi c’è quello del Monopolio cubano di color verde intenso, cioè il sigillo di stato cubano, posto sui lati della scatola. Quindi c’è il sigillo Habanos che si deve trovare in alto a destra. Infine il sigillo dell’importatore se ci troviamo al di fuori di Cuba.

  1. Il cuņo.

Il cuņo è il timbro a fuoco che si trova sotto la scatola. Deve esserci scritto Habanos sa. Hecho en Cuba Totalmente a mano più alcuni codici. Se manca, i sigari sono falsi, se ci sono troppi codici, i sigari sono falsi. Non deve avere sbavature.

  1. La documentazione.

All’interno della scatola deve esserci un documento redatto e in alto a destra ci deve essere la scritta Habanos DOP.

A seconda delle edizioni è possibile trovare ulteriore documentazione.

  1. L’anilla.

L’anilla, cioè la fascetta posta vicino il piede del sigaro nasce proprio per evitare i falsi. Spesso nelle scatole è probabile che la prima fila, più in vista quindi, sia di buona fattura, ma basta vedere sotto per trovare sigari meno curati e in alcuni casi anche senza anilla.

Solo per gli esperti…

Infine se tutto questo non fosse stato sufficiente, un esperto passerebbe all’analisi organolettica e visiva dei sigari.

Il sigaro va osservato. Innanzitutto valutare la qualità dell’anilla e poi osservare testa e piede.

Poi il sigaro va provato fumandolo (ma se lo stai facendo e non sei un esperto, probabilmente ormai hai acquistato la scatola sbagliata, ahimè!).

Potrebbe anche capitare che i sigari, seppur non dei Cohiba, siano anche decenti, ma purtroppo quasi sempre non hanno ricevuto l’abbattitura della temperatura che evita fastidiosi parassiti.

Se ti capitasse una scatola di cui nutri qualche dubbio prova a visitare questa pagina in cui potrai confrontare le anille che vedi, con quelle ufficiali dei sigari Cohiba

http://www.cigaraficionado.com/counterfeit

 

Bene, allora ora siamo alla resa dei conti.

A questo punto hai tutti gli strumenti per capire che quei Cohiba che il tuo amico ha tanto sbandierato al suo ritorno da Cuba, che ti ha fatto passare per uno sciocco che strapaga ciò che fuma perché lui li aveva pagati solo 50 dollari, in realtà sono solo delle probabili ciofeche!

Altrimenti se il “grande affare” lo hai fatto tu, ormai sei in Italia e non sai cosa fare, beh allora è bene che tu faccia un salto da noi per assaggiare un vero Cohiba così da non ripetere più l’errore.

A presto e mi raccomando…

fuma bene, ma fuma lento.

Massimo Lupidi